Stipendi parlamentari ancora una volta sotto la lente di ingrandimento!
Grandi polemiche, negli ultimi giorni, sulla diaria dei parlamentari del MoVimento 5 Stelle. Ad originare la diatriba un articolo di Annalisa Cuzzocrea su Repubblica subito ripreso anche da altre testate giornalistiche. Analizzeremo l’articolo, ma amplieremo anche l’orizzonte dell’indagine. Andremo ad analizzare le varie voci dello “stipendio” dei parlamentari italiani, riportando i numeri ufficiali riportati dai documenti di Camera e Senato.
Per intendersi la prima busta paga recapitata ai parlamentari italiana, comprensiva di diaria e rimborsi vari, ammonta a circa 19.000 euro (la cifra è tuttavia riferita a un periodo di un mese e mezzo di mandato parlamentare). I parlamentari 5 Stelle hanno annunciato più volte la volontà di rinunciare a una parte sostanziosa dei compensi, restituendo una somma che dovrebbe aggirarsi da un minimo di 5.000 fino ad oltre 13.000 euro per i parlamentari residenti a Roma (che hanno dunque minori spese di diaria).
Stipendi parlamentari: cosa è la Diaria?
Innanzi tutto cerchiamo di spiegare cosa è la diaria. Si dice diaria quella parte dello “stipendio” del parlamentare versato sostanzialmente come compensazione per le spese di vitto e alloggio. Ovviamente per un parlamentare residente a Roma tali spese saranno minime, mentre saranno necessariamente più elevate per i parlamentari provenienti da altre parti d’Italia e costretti dunque, come minimo, a cercarsi un alloggio in affitto nella Capitale.
Diaria: la versione di Repubblica e il regolamento 5 Stelle
Secondo Repubblica i parlamentari del MoVimento 5 Stelle si sarebbero “ribellati” ad una presunta mail inviata loro da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio in cui si chiedeva di devolvere la parte eccedente dei propri compensi parlamentari ad associazioni ed enti senza fini di lucro (Onlus). Molti deputati e senatori 5 stelle avrebbero invece deciso di trattenere integralmente la diaria e restituire in seguito, su base volontaria, la cifra non effettivamente spesa.
Disobbedienza 5 Stelle? Repubblica lo afferma con certezza, ma a ben guardare i documenti ufficiali sembrerebbe il contrario. Il regolamento interno del MoVimento 5 Stelle (Codice di comportamento degli eletti) recita infatti testualmente: “L’indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili (cioè circa 2.900 euro netti N.d.R.), il residuo dovrà essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà (detto anche di fine mandato). I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo”. Nessuna novità insomma e nessuna diversità da quanto già previsto.
Il deputato romano Alessandro Di Battista, uno dei parlamentari più ascoltati del MoVimento 5 Stelle, ha spiegato in due video tutti i criteri di conteggio dei contributi da trattenere e da restituire: il primo video è una lunga intervista con una giornalista di Ballarò (non ancora mandato in onda, tra mille polemiche, dalla trasmissione di Floris), mentre il secondo è un video auto-prodotto dallo stesso Di Battista e pubblicato su LaCosa.
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Cn2KVWUoukI]
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=SP4wevoQeFc]
Stipendi parlamentari: quanto guadagnano i parlamentari?
Passiamo in rassegna, basandosi sui dati ufficiali pubblicati sui siti web di Camera e Senato, quanto percepiscono per la loro “missione” i Parlamentari italiani.
Camera dei Deputati
Indennità parlamentare: 5.486,58 euro netti mensili;
Diaria (rimborso spese di soggiorno a Roma): 3.503,11 euro mensili. La cifra è ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza dalle sedute assembleari in cui sia prevista una votazione;
Rimborso per spese inerenti rapporto eletto-elettori: 3.690 euro mensili con esclusione delle spese postali;
Spese di trasporto e viaggio: I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km;
Spese telefoniche: 3.098,74 euro annui, cifra forfettaria;
Assistenza sanitaria: Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario;
Assegno di fine mandato: Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l’assegno di fine mandato, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi);
Assegno vitalizio: Il deputato versa mensilmente una quota – l’8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro – della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi. Il deputato, dopo 5 anni di mandato effettivo, riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti. L’importo dell’assegno varia da un minimo del 20 per cento a un massimo dell’60 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare. Il Regolamento prevede infine la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il deputato sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. La sospensione del pagamento dell’assegno vitalizio è inoltre prevista nel caso in cui il titolare del vitalizio assuma cariche pubbliche che prevedano una indennità il cui importo sia pari o superiore al 40 per cento dell’indennità parlamentare; alla sospensione non si procede qualora l’interessato opti per l’assegno vitalizio in luogo dell’indennità.
Senato della Repubblica
Indennità parlamentare: 5.613,63 euro mensili netti. Non è possibile cumulare l’indennità con alcun reddito da lavoro dipendente che ha previsto l’obbligo di aspettativa senza assegni per mandato parlamentare;
Diaria: 3.500 euro mensili. Tale somma viene ridotta di un quindicesimo se il Senatore non partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell’arco della giornata;
Contributo per il supporto dell’attività dei Senatori: 4.180 euro mensili (1.680 corrisposti direttamente al Senatore e 2.500 versati al Gruppo parlamentare di appartenenza);
Rimborso forfettario delle spese generali: 1.650 euro mensili. Tale rimborso forfettario comprende le spese accessorie di viaggio e le spese telefoniche;
Spese di trasporto e viaggio: i Senatori usufruiscono di tessere strettamente personali per i trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e la circolazione sulla rete autostradale;
Assegno vitalizio: Il Senatore cessato dal mandato riceva tale prestazione a partire dal 65° anno di età, purché abbia svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni. Il limite di età è ridotto di 1 anno per ogni anno di mandato effettivo oltre il quinto, fino al limite inderogabile di 60 anni. Il Senatore versa ogni mese una quota dell’indennità lorda pari a 1.032,51 euro – e facoltativamente una quota aggiuntiva per la reversibilità pari a 258,13 euro. Il pagamento del vitalizio è sospeso qualora il Senatore sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale. Tale sospensione è stata estesa a tutti gli incarichi incompatibili con lo status di parlamentare, agli incarichi di Governo e a tutte le cariche di nomina del Governo, del Parlamento o degli enti territoriali, purché comportino un’indennità pari almeno al 40 per cento dell’indennità parlamentare lorda;
Assegno di solidarietà (o di fine mandato): Al termine del mandato parlamentare, il Senatore riceve dal Fondo di solidarietà fra i Senatori l’assegno di solidarietà, che è pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità, moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo. Tale assegno viene erogato sulla base di contributi interamente a carico dei Senatori, cui è trattenuta mensilmente una quota dell’indennità lorda (il 6,7 per cento, pari attualmente a 804,40 euro);
Assistenza Sanitaria Integrativa: Il Fondo di solidarietà fra i Senatori eroga un rimborso parziale di determinate spese sanitarie sostenute dagli iscritti. I Senatori in carica versano un contributo pari al 4,5 per cento dell’indennità lorda; è facoltativa per i titolari di assegni vitalizi, il cui contributo è pari al 4,7 per cento dell’importo lordo del proprio assegno. Con il versamento di quote aggiuntive è possibile l’iscrizione dei familiari.
Restituire i soldi allo Stato? Sì, ma come?
Se un parlamentare volesse rinunciare a una parte dei propri compensi cosa dovrebbe fare? Ottima domanda, il difficile è rispondere. La domanda se la sono posta soprattutto i parlamentari del MoVimento 5 Stelle, facendo subito una grande scoperta: nessuno in passato ha mai restituito nulla e non esistono criteri di restituzione già regolarizzati.
I Parlamentari del MoVimento 5 Stelle hanno dunque chiesto ai Presidenti di Camera e Senato di creare degli appositi fondi, sul modello di quanto fatto in Regione Sicilia, in cui far confluire i denari restituiti dai parlamentari 5 Stelle e dai colleghi di altri partiti che volessero seguire la stessa prassi.
Il problema della tassazione
Un ulteriore problema, non di poco conto, strettamente legato al precedente, è quello della tassazione. Le indennità dei parlamentari infatti sono soggette a tassazione, ma l’importo è calcolato sulla somma completa, non su quella effettivamente percepita al netto delle eventuali restituzioni.
Diaria: ipotesi carta di credito per tutti!
Come stabilire quanto e come spendono i soldi della diaria i vari parlamentari? Il vice capogruppo alla Camera del MoVimento 5 Stelle Riccardo Nuti ha lanciato una proposta che potrebbe certamente cambiare le abitudini dei suoi colleghi parlamentari: una carta di credito ad hoc con tanto di limiti di spesa per la diaria dei parlamentari.
”Abbiamo proposto la rendicontazione delle spese effettuate con l’imposizione di un limite di spesa – afferma Riccardo Nuti – anche perché nella diaria finora hanno messo di tutto. E’ ora di porre un limite: non si può fare la revisione della macchina con i soldi della diaria che vanno impiegati solo per vitto e alloggio”.
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