Silvio Berlusconi e i vertici del PdL convocano a Roma i fedelissimi, che rispondono in massa. Davanti a Palazzo Grazioli, su un palco allestito in tutta fretta e su cui troneggia il vecchio simbolo di Forza Italia, l’ormai ex senatore ha tuonato nuovamente contro i giudici e la Magistratura che, a suo dire, continua a combattere una battaglia politica contro di lui.
Berlusconi: la condanna, l’adunata, l’imbarazzo (PD)
L’adunata dei Berluscones, pur non avendo raggiunto l’affluenza prevista dalla pitonessa Santanché (che aveva twittato “500 pullman per la rivoluzione”), segna un atto interpretabile come attacco alla Magistratura, ma il tema sembra interessare poco al Premier Enrico Letta che valuta invece le parole rassicuranti (per lui) pronunciate da Berlusconi circa la prosecuzione dell’esperienza di Governo in alleanza con il PD. Pur attaccando uno dei tre poteri dello Stato, il comizio di Silvio Berlusconi non è stato dunque interpretato come eversivo dal PD e da Enrico Letta.
L’imbarazzo continua tuttavia a regnare sovrano proprio nei vertici PD. Si moltiplicano i “distinguo” e le critiche alle iniziative del PDL, ma il sostegno al Governo Letta non è in discussione. Contraddizioni inevitabili nel Governo di larghe intese.
Intanto, in attesa delle prossime sentenze (Berlusconi ha ancora sei processi pendenti, a partire dal Rubygate), l’ormai famosa condanna definitiva pronunciata dalla Cassazione potrebbe non tradursi automaticamente – come annunciato da numerose testate e da tantissimi commentatori politici – in arresti domiciliari.
Come ricorda infatti Marco Travaglio nel suo editoriale odierno su “Il Fatto Quotidiano”, la Legge ex Cirielli (Legge 251 del 2005) non prevede alcun automatismo. Sarà infatti il giudice di sorveglianza a stabilire in quale modo Silvio Berlusconi dovrà scontare la sua pena, ivi compreso il carcere. La legge infatti afferma che il condannato “può” e non necessariamente “deve” scontare la propria pena in luogo diverso dal carcere se ha superato l’età di 70 anni.
Travaglio riporta, a titolo di esempio, il caso di Calisto Tanzi. L’ex patron della Parmalat infatti è stato condannato per aggiotaggio ad una pena di 8 anni quando aveva già 73 anni ed è finito dritto in carcere. Dopo due anni gli sono stati poi concessi gli arresti ospedalieri, ma solo perché la sue condizioni di salute, nel frattempo, erano peggiorate.
L’ex premier potrebbe dunque finire anche in carcere, luogo dal quale sarebbe forse più complicato organizzare comizi in cui sparare a zero contro la Magistratura. Luogo dal quale sarebbe più complicato anche per il PD continuare a giustificare una alleanza con quel “giaguaro” che si era impegnato a smacchiare e che ora potrebbe anzi trasformarsi in “zebra”, determinando le sorti del Governo Letta dall’interno di una cella. Fantapolitica? No, Italia…
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